Cattiva digestione? Ecco come affrontare quotidianamente la dispepsia

La parola al biologo nutrizionista

Dott. Andrea Mana

Dispepsia e stile di vita: non è solo una questione di cosa si mangia, ma di come si vive

Ti capita spesso di avvertire quella spiacevole sensazione di stomaco pesante dopo pranzo e vorresti capire come risolverla? A volte verso metà pomeriggio sopraggiunge bruciore di stomaco o nausea inspiegabile oppure un senso di sazietà e sei costretto a prendere un antiacido ma pensi sia arrivato il momento di affrontare questo problema di cattiva digestione? Oppure sei curioso di scoprire cosa si intende per dispepsia e quali sono i consigli del nutrizionista per migliorare la tua digestione?

Se ti sei riconosciuto in almeno uno di questi sintomi, fermati a leggere questo articolo!
Sono un nutrizionista a Torino e ho pensato di dedicare un articolo ad uno dei disturbi più diffusi: la dispepsia, conosciuta anche più comunemente come cattiva digestione e che colpisce tra il 20 e il 30% della popolazione. Vedremo insieme come questo disturbo sia molto più complesso di quanto appaia e rappresenti un sintomo multifattoriale, che nasce dalla interazione tra alimentazione, stress, qualità del sonno, ritmo della giornata e attività fisica. Affrontare la dispepsia a 360 gradi significa guardare l’intera persona e il suo stile di vita e non solo lo stomaco.
Buona lettura!

Dispepsia o cattiva digestione: tutte le informazioni che stai cercando

Il termine “dispepsia” significa letteralmente “digestione difficile” e riguarda un insieme di sintomi localizzati nella parte superiore dell’addome, l’epigastrio, che possono includere sensazione di pesantezza o pienezza postprandiale, sazietà precoce (ci si sente sazi dopo pochi bocconi), bruciore o dolore epigastrico, nausea e frequenti eruttazioni.

La dispepsia può avere un’origine organica, causata cioè da una lesione come, ad esempio un’ulcera, una gastrite da H. pylori o reflusso gastroesofageo oppure può essere funzionale, in cui i sintomi sono presenti ma gli esami non mostrano alterazioni strutturali evidenti.

La dispepsia funzionale è la più comune ed è quella che analizzeremo insieme e sulla quale lo stile di vita ha l’impatto maggiore. Tuttavia, in entrambe le forme i principi della Lifestyle Medicine offrono un contributo significativo in quanto aiutano ad intervenire su ciascuno dei fattori che caratterizzano il disturbo della cattiva digestione in modo integrato per migliorare la qualità di vita delle persone.Sapevi, ad esempio, che la dispepsia non è un problema puramente digestivo?

In realtà, è un disturbo che risente profondamente del tuo stile di vita. 

dispepsia - cattiva digestione-nutrizionista torino

Oltre all’alimentazione, infatti, entrano in gioco altri fattori:

  • Condizione di stress psicologico: attiva l’asse intestino-cervello, riduce la produzione di enzimi digestivi e aumenta la sensibilità viscerale
  • Qualità del sonno: il ritmo circadiano regola la secrezione acida gastrica e la motilità intestinale: dormire poco aumenta la permeabilità gastrica e amplifica la percezione del dolore viscerale
  • Timing e ritmo dei pasti: mangiare in fretta, saltare pasti, cenare tardi la sera o consumare pasti abbondanti in pochi minuti sono tra i fattori più comuni di dispepsia funzionale
  • Attività fisica: l’esercizio moderato accelera lo svuotamento gastrico e riduce l’infiammazione. Al contrario, l’esercizio intenso subito dopo i pasti rallenta la digestione e aggrava i sintomi

Una persona che dorme male, sotto stress cronico e che mangia velocemente alla scrivania ha un rischio di dispepsia funzionale enormemente più elevato rispetto a chi, pur con un’alimentazione non perfetta, gestisce bene le altre variabili.
Lo stress altera la digestione e una digestione difficile amplifica lo stress. È fondamentale rompere questo circolo e per farlo è necessario un intervento a 360 gradi.

L’alimentazione rimane il fattore sul quale si può intervenire in modo più diretto e con ottimi risultati. Chiaramente non esiste una dieta per la dispepsia che valga per tutti! Ogni persona ha i propri elementi di specificità ma ci sono alcuni principi generali consigliati per chi soffre di cattiva digestione.

Se sei interessato a scoprire il ruolo dell’alimentazione nei disturbi di dispepsia e come migliorare la qualità della tua vita, continua a leggere!

cattiva digestione e alimentazione- torino

Alimentazione e dispepsia: come intervenire quotidianamente per sentirsi meglio

Abbiamo appena analizzato cosa si intende per dispepsia e quali sono i sintomi e i fattori che possono causare una cattiva digestione.

Ora vediamo insieme come modificare la propria alimentazione e il proprio stile di vita per migliorare questo disturbo.
Intervenire sull’alimentazione e sulle abitudini, anche con il supporto di un professionista della nutrizione, ti permette di ricercare la strategia più adatta alle tue necessità e aiutarti davvero a migliorare la tua digestione.

Tra gli alimenti che più frequentemente aggravano i sintomi della dispepsia ci sono:

  • cibi grassi o fritti che rallentano lo svuotamento gastrico
  • caffè e alcol che aumentano la secrezione acida e irritano la mucosa
  • cibi molto speziati
  • latte intero in grandi quantità e bevande gassate

Anche i pasti molto abbondanti sono un fattore di rischio indipendente: una quantità eccessiva di cibo richiede più acido, più enzimi e più tempo di svuotamento e in uno stomaco già sensibile, questa pressione si traduce in sintomi.

Al contrario, pasti di dimensioni moderate, ricchi di verdure cotte, proteine magre e carboidrati complessi, consumati con calma e a orari regolari, rappresentano la base nutrizionale più favorevole per chi soffre di dispepsia. 

Oltre ai singoli alimenti, spesso le abitudini quotidiane determinano la qualità della digestione.

Ecco 5 consigli pratici che ti aiutano a sentirti meglio:

  1. Masticare lentamente e a lungo: masticare ogni boccone almeno 20-30 volte per ridurre le dimensioni dei cibi, aumentare il contatto con la saliva che contiene gli enzimi digestivi e inviare segnali al cervello che preparano lo stomaco alla ricezione del cibo. Chi mangia velocemente ingoia più aria, arriva allo stomaco con boli alimentari più grossolani e sovraccarica l’apparato digestivo. È un cambiamento piccolo, ma i pazienti che lo applicano davvero riferiscono miglioramenti significativi già in poche settimane
  2. Rispettare gli orari dei pasti e non saltarli: il sistema digestivo ha un proprio ritmo circadiano, produce enzimi, acido cloridrico e bile secondo un orologio interno che si sincronizza con gli orari abituali dei pasti. Saltare la colazione, pranzare a orari sempre diversi o cenare molto tardi disorienta questo sistema. Stabilire orari il più possibile costanti, anche nei weekend, riduce le fluttuazioni di acidità gastrica e migliora lo svuotamento gastrico
  3. Non sdraiarsi subito dopo i pasti: stare sdraiati o seduti in posizione molto reclinata subito dopo mangiato favorisce il reflusso gastroesofageo e rallenta lo svuotamento gastrico. La posizione verticale, o ancora meglio una breve camminata di 10–15 minuti, favorisce la digestione, accelera il transito gastrico e riduce la pressione endoaddominale
  4. Ridurre lo stress prima e durante i pasti: mangiare sotto stress, di fretta, guardando notifiche sullo smartphone, riduce la secrezione di enzimi digestivi e rallenta la motilità gastrica. Il sistema nervoso autonomo, in modalità “lotta o fuga”, non considera la digestione una priorità. Anche solo qualche respiro profondo prima di iniziare a mangiare, o il semplice atto di sedersi a tavola senza schermi, può fare una differenza misurabile sulla qualità della digestione
  5. Curare il sonno: dormire meno di 6–7 ore per notte aumenta i livelli di cortisolo, altera la produzione di acido gastrico e amplifica la percezione del dolore viscerale. Diversi studi mostrano una correlazione significativa tra qualità del sonno e intensità dei sintomi dispeptici. Migliorare l’igiene del sonno con orari costanti, ambiente buio e fresco, nessun pasto abbondante nelle 3 ore prima di coricarsi, è parte integrante della strategia per migliorare la dispepsia.
cattiva digestione e abitudini di vita- nutrizionista torino

Come vedi, per intervenire davvero sulla cattiva digestione è molto importante un approccio integrato e un intervento a 360 gradi, perché non basta “mangiare leggero”.

Attraverso i principi della Lifestyle Medicine è possibile valutare la persona nella sua interezza, conoscere i suoi orari, la qualità del riposo, i livelli di stress, le abitudini a tavole, il tipo di lavoro e le relazioni. In questo modo è possibile identificare i fattori davvero rilevanti per quella persona specifica e costruire un piano alimentare che sia sostenibile del tempo e non sia una lista di divieti da rispettare.

A volte, ci sono situazioni più complesse, ad esempio, quando la dispepsia si sovrappone a un intestino irritabile (IBS), SIBO, reflusso cronico o stati ansiosi, che necessitano di un intervento integrato tra il nutrizionista, il medico e lo psicologo per affrontare la problematica in modo coordinato.

La dispepsia è spesso molto frustrante ma è uno di quei disturbi che, attraverso un cambiamento consapevole nello stile di vita, può essere gestito con ottimi risultati. Un percorso personalizzato che integri alimentazione, stile di vita e, quando necessario, supporto specialistico è il modo più efficace per chi soffre di dispepsia.

Se sei interessato ad un percorso nutrizionale su misura, contattami per una consulenza nutrizionale. Valuteremo insieme la tua condizione e costruiremo un piano che ti aiuti nella quotidianità.